Repubblica Ossola

40 giorni di Repubblica…

60 anni di libertà.

(9 settembre- 23 ottobre 1944)

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Repubblica dell’Ossola, che sicuramente è stata la più prestigiosa e conosciuta delle “zone libere” partigiane che nacquero verso la fine del 1944.

Per capire bene i fatti e gli eventi, bisogna ricordare la particolare collocazione geografica dell’Ossola, un cuneo che si addentra in territorio elvetico, completamente delimitato dalla frontiera con la Svizzera. Una posizione favorevole, perché permetteva di avere le spalle coperte da un eventuale attacco nemico.

La liberazione di questo territorio fu il coronamento di un progetto che mirava a trasformare questa zona in una possibile “via libera” per l’ingresso degli Alleati nella pianura Padana.

La nascita ufficiale della “Repubblica” fu annunciata su un manifesto, il 10 settembre, che ordinava la costituzione di una Giunta provvisoria per Domodossola e territori circostanti.

La Giunta comprendeva tutte le forze politiche impegnate nella lotta antifascista. Ogni componente si occupava di settori diversi della vita amministrativa: finanze, trasporti, lavoro, istruzione, sanità, giustizia, rapporti con l’estero e collegamenti con il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) e con l’autorità militare, cioè con le formazioni partigiane.

In brevissimo tempo dall’entrata dei partigiani nel capoluogo, venne organizzata una struttura operativa. Nacque il Fronte della Gioventù, l’Unione Donne Italiane e le Camere del Lavoro, si elessero Commissioni Interne di fabbrica, risorsero sindacati liberi, furono tenuti vari comizi, la stampa ebbe un immediato sviluppo e si iniziò l’installazione di una emittente radiofonica.

In sole 13 sedute, la Giunta deliberò in materia di economia e di finanza, sociale e assistenziale, in materia valutaria, si interessò per l’approvvigionamento di viveri sia per la popolazione sia per i reparti armati, si occupò di toponomastica per il cambiamento di denominazione di vie e di piazze intitolate a personaggi del regime fascista, approvò la stampa di francobolli in accordo con l’Unione Postale Universale di Ginevra, istituì una commissione di epurazione per esaminare la posizione di militi, collaborazionisti e iscritti al partito fascista, costituì un organismo di Polizia che raggruppava elementi di Carabinieri, Finanza, Pubblica Sicurezza, Forestale e volontari locali.

Di giustizia si occupò un avvocato milanese che aveva perso due figli nel rastrellamento della Val Grande, e che dimostrò una apprezzabile prudenza giuridica e grande onestà personale. Non furono consentite vendette né ci furono esecuzioni.

Per risolvere il grave problema dell’approvvigionamento alimentare della popolazione civile, che entro i confini della Repubblica dell’Ossola ammontava a circa 70.000 persone, compresi qualche centinaio di ‘sfollati’ delle vicine province lombarde, sottoposte a continui bombardamenti aerei da parte degli Alleati, si fecero accordi commerciali con la vicina Svizzera.

Un accordo con il Governo di Berna attraverso l’intervento della Croce Rossa Svizzera, garantiva una cessione immediata di 20 tonnellate giornaliere di patate per 14 giorni, per un totale di 280 tonnellate.

Si trattava di un sistema di compensazione per ottenere dal Paese confinante forniture alimentari in cambio di alcuni prodotti delle industrie ossolane, prodotti che avevano in giacenza ed erano particolarmente ambiti per l’economia elvetica quali pirite, acido solforico, cloro, abrasivi.

Inefficace fu la richiesta fatta al governo elvetico di una partita di armi.

Ebbe inizio la stesura di un progetto di riforma della scuola: l’ordinamento proposto prevedeva una scuola unica di tre anni valida per l’immissione ad un ginnasio superiore di due anni, ad un liceo di tre anni e ad un istituto magistrale di quattro anni. Le scuole professionali comprendevano un biennio di avviamento, un triennio di avviamento professionale industriale, un triennio di avviamento professionale commerciale e un biennio di scuola tecnica industriale. La commissiona proponeva inoltre l’abolizione di libri di testo di impronta fascista e ribadiva le basi per una scuola che non fosse solo classica e aristocratica.

Ebbero inizio anche i corsi di una “università popolare” sulla storia della Europa moderna.

Le industrie locali progettarono con entusiasmo e riuscirono a produrre rudimentali bombe a mano, un carro blindato, alcuni lanciafiamme ed il carburante.

Il 18 settembre si decise un unico comando militare per il coordinamento fra le diverse formazioni  che purtroppo non riuscì a svolgere quanto si era prefissato.

Nei primi giorni di ottobre si sapeva già che le truppe  nazifasciste  stavano organizzando la riconquista dell’ Ossola  riunendo truppe ed armi. Inoltre venne a mancare l’ aiuto degli Alleati, che nonostante alcune promesse non intervennero in aiuto nelle località dove erano stati preparati due campi per il lancio di materiale bellico. Gli unici due lanci effettuati risultarono fuori dal territorio libero.(L’aviazione alleata, verso la fine di settembre, affondò tre battelli sul lago carichi di truppe fasciste e di civili.)

La riconquista del territorio ossolano da parte fascista fu affidata ad un generale tedesco che aveva come obbiettivo non solo di stroncare la resistenza locale ma anche di impadronirsi delle centrali elettriche e della linea internazionali del Sempione.

L’ attacco iniziò il 9 ottobre sotto una gelida pioggia autunnale che continuò fino alla fine, creando non pochi problemi alle truppe partigiane totalmente sprovviste di indumenti pesanti ed adeguati.

L’attacco nazifascista  fu massiccio, caddero alcuni prestigiosi capi partigiani , si persero poco alla volta diversi punti del territorio e molti furono  costretti ad espatriare in territorio svizzero, militi e civili.

Numerosi furono i treni speciali che portarono in salvo gli ossolani (almeno 25000) ed oltre 2000 bambini furono ospitati dalla Croce Rossa  svizzera, sistemati presso famiglie elvetiche.

Il 14 ottobre il prefetto fascista entrò in una Domodossola  pressoché deserta.

Il  23 ottobre, durante l’apertura dell’ anno scolastico presso i padri rosminiani, lo stesso prefetto interruppe la cerimonia annunciando la soppressione dell’Istituto.

Le truppe ripresero  le vallate laterali scontrandosi con le retroguardie partigiane concludendo così la “breve”ma “intensa” vita della”repubblica”ossolana.

Sicuramente giocò un ruolo importante nella sua “caduta” il non aiuto da parte degli alleati, i cui Comandi avevano attenzioni  rivolte ad altre operazioni, ritenute più importanti sul territorio europeo.

L’ esperienza ossolana è stata sicuramente apprezzabile in tutto il suo complesso e molto importante anche politicamente anche fuori dai confini italiani .

La sua Giunta operò in modo da essere ritenuta anche a distanza di anni un esempio positivo di democrazia.

Tutti operarono al meglio e in modo molto aperto e per la prima volta nella storia recente del nostro paese una donna  (Gisella  Floreanini) ebbe un ruolo paritario nelle funzioni di governo .

Ognuno fece il proprio dovere  rendendo questa esperienza, ovvero questo movimento di popolo, un  fatto civile raro ed estremamente rivelante che ancora stupisce ed insegna.

Matteo (3A), Ilaria, Valeria, Nina (2A) Scuola Media di Piancavallo

Global News

Please publish modules in offcanvas position.

Free Joomla! template by Age Themes