Lady Oscar

Tra i personaggi femminili del “fumetto giapponese per ragazze” (shōjo manga[1]) spetta sicuramente un ruolo di primo piano a Lady Oscar, protagonista della serie “Versailles no bara”, creata nel 1972 dalla disegnatrice Ikeda Riyoko. Il personaggio di Lady Oscar arrivò in Italia nel 1979 con l’omonima serie televisiva e successivamente in versione manga nel 1982 sul settimanale Candy Candy.

Sullo sfondo della Francia rivoluzionaria del 1789 la nobile e bella Oscar Francois de Jarjayes viene cresciuta come un ragazzo da un padre che desiderava un figlio maschio; fingendosi uomo, diventa colonnello dell'esercito reale e poi della guardia nazionale francese.

Oscar custodisce il suo segreto finché s'innamora del conte di Fersen (realmente esistito) e poi del compagno di una vita, il dolce Andrè.

L’apice della notorietà viene raggiunto in Giappone nel 1974, grazie alla rappresentazione del “Teatro dell’Opera di Takarazuka”, cittadina non molto lontana da Ōsaka, nella quale va ricercata anche l’origine storica e sociale del personaggio.

Nei primi del ‘900 viene creato un gruppo di giovani ballerine, attrici e cantanti, riunite per fungere da intrattenimento e polo d’attrazione, nel tentativo di far aumentare il flusso di turisti nelle terme della città. Il gruppo raggiunge un successo imprevisto e non sperato finendo con il dare origine al cosiddetto teatro Takarazuka.

Quando negli anni ’70, il movimento femminista si propagò anche in Giappone, il gruppo divenne un centro culturale alternativo, radunando scrittrici e intellettuali.

Uno dei membri del gruppo fu Ryoko Ikeda creatrice di Lady Oscar.

L’elemento che caratterizza questa forma teatrale è la composizione totalmente femminile della compagnia; mentre nel teatro Nō[2] e nel teatro Kabuki[3] recitano solo attori maschili, nel Takarazuaka possono andare in scena solo donne che interpretano anche i ruoli maschili.

Non si tratta di una semplice storia di cappa e spada, bensì una storia matura, appassionante e struggente dove traspare la sofferenza interiore del personaggio, in lotta con se stesso e indeciso sulla propria identità maschile o femminile. I fatti storici sono ricostruiti con precisione e hanno insegnato a generazioni di ragazzi e ragazze episodi studiati poi sui libri di scuola. Non si può dire lo stesso per i costumi, completamente reinventati attingendo alla realtà di tre secoli (Seicento, Settecento e Ottocento).

La serie Lady Oscar, in versione manga, fu stravolta dalla Fabbri per renderla accettabile a un ipotetico pubblico di bambine di otto anni, mentre una versione completa e molto ricercata dai collezionisti, uscì invece per la Granata Press tra il 1993 e il 1994.

 


[1] La parola manga è composta da due ideogrammi: man che letteralmente significa “involontario” e ga “dipinto o disegno”.Il termine fu coniato dal pittore giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849), in occasione di una visita alla città di Nagoya, dove alcuni suoi ammiratori, lo convinsero a raccogliere e pubblicare gli schizzi che lui nel frattempo si era divertito a fare. Quando gli venne chiesto quale titolo desiderasse porre alla raccolta lui rispose “manga” a cui poi sarebbe stato preposto il suo nome cioè Hokusai manga.Lo shōjo manga è il fumetto per ragazze.Il genere nacque negli anni ’60 sull’onda del successo della serie Ribon no Kishi (Il cavaliere col fiocco) di Tezuka Osamu (1928-1989) nota in Italia con il titolo La principessa Zaffiro.Il manga è stato introdotto in Italia tardi rispetto all’animazione a causa, soprattutto, dell’ostacolo riguardante il senso di lettura capovolto rispetto a quello occidentale. 

[2] Genere teatrale nato verso la fine del XIV secolo, che si compone di quattro elementi fondamentali: la poesia, la mimica, la musica e la danza.  

[3] Forma di teatro popolare sorta all’inizio del XVII secolo che combina insieme musica, danza, recitazione e coreografie di grande effetto.  

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